11 Luglio 2021
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Ultimo giorno di questo bellissimo campo estivo

La giornata comincia presto. Tutti ansiosi di iniziare le attività del giorno, ma tutti un po’ tristi perché a breve bisognerà salutarsi.

La prima tappa è al santuario di Leuca, metà di pellegrinaggi da secoli, per la Santa messa: Gli Adc residenti a Leuca hanno già avuto la possibilità di partecipare all’eucarestia, ma farlo come comunità, tutto insieme, ha un altro sapore. Concelebrano Don Bruno e Don Gionatan, il quale, terminata la celebrazione, illustra ai presenti un po’ di storia del luogo, senza esimersi dal sottolineare un elemento WOW: all’ uscita c’è un angioletto che invita lo spettatore a fare una scelta. Quale? Per saperlo è giusto recarsi in loco e vederlo di persona. Se “spoilerato” non sarebbe più tanto wow, non genererebbe meraviglia.

Dallo spiazzale antistante il Santuario, il gruppo è sceso per i 273 scalini e raggiunto il porto, dove l’imbarcazione capitanata da Francesco, Luigi e la figlioletta di quest’ ultimo, ci ha portato in giro sul mar Adriatico.

Una volta salpati e “incrematati” la visita é partita dalla Grotta del Terradico, per poi costeggiare la Verdusella con Porrano e Ciauli  e arrivare poi alla Grotta dell’Orto Cupo con la famosa Grotta del Soffio, dove ci si è fermati. Non poteva mancare un tuffo in quel mare verde smeraldo, con un’acqua talmente limpida da poter vedere il fondale. Quindi tutto insieme si è andati ad esplorare a nuoto lo grotte, in cui i giochi di luce lasciano davvero incantati. Il tragitto ci protrae fino alla Grotta della Vora e si conclude costeggiando la formazione delle Mannute.

Terminata la visita, fatte le classiche foto di rito, ci si è recati alla Casa della Convivialità ad Alessano per mangiare un’ultima volta insieme prima della partenza: cosa c’è infatti di più familiare di un convivio?

A conclusione di questa bellissima esperienza è impossibile non fare due considerazioni.

La prima è che #ICamminidiLeuca sono l’esempio di come una Chiesa al passo coi tempi, capace di mettersi in discussione e di rischiare, è capace di far fiorire bellezza dove l’uomo, a differenza di Dio, tende a coglierla con maggiori difficoltà.

La seconda è che dopo tanti mesi lontano, gli Adc avevano realmente bisogno di stare insieme, di ricaricarsi per ripartire, di tornare a respirare l’aria del Progetto Policoro:

non c’è ricchezza maggiore che poter filare legami d’amore tra i cuori delle persone.

Non a caso essere Adc rende realmente fratelli, pur incontrandosi un paio di volte l’anno

Continuiamo a coltivare la bellezza dei nostri territori e delle nostre relazioni, perché come scriveva Dostoevskij: “salverà il mondo”.

Mario Viglietti
AdC di Pozzuoli